Concorso Di Colpa

29 09 2010

Ne parlo spesso, così come spesso tendo a porre l’accento sulla rottura del day-one da parte delle solite insegne gd. Ovviamente non sono le sole e visto che il fratellino di 10 anni me lo ha rinfacciato credo sia giunto il momento di fare un po’ di chiarezza sull’argomento, mettendo in mezzo anche il caro (a me) settore trade indipendente.

Quali sono le cause e perchè la rottura del fatidico giorno uno va tanto di moda?

Grande Distribuzione:

premetto di aver escluso dalla lista gamestop che merita un discorso tutto suo. Il perchè la gd tenda sempre più spesso a seguire questa moda non è molto difficile da capire, in pratica lo fanno per…..ignoranza. Semplicemente, come già constatato diverse volte, il commesso di turno vedendosi arrivare la merce a magazzino decide di metterla in vendita da subito ignorando l’esistenza di una postilla piccola piccola che fa riferimento al grande giorno. Perchè avviene questo? Forse l’insegna di turno non si è sentita in dovere di comunicare la data precisa per la messa in vendita del prodotto, il commesso/a non ne è a conoscenza (doloroso ma legittimo) o semplicemente vale la pena fregarsene visto che alla fine il core business di queste realtà è completamente un altro. Non è certo per vendere qualche copia in più, tanto per quello c’è sempre il sottocosto a dare un mano.

Nel frattempo:

Gamestop:

qui il discorso è un po’ diverso, visto che in linea di massima tutto si può dire agli americani tranne che non rispettino le direttive. Le circolari con le comunicazioni sul day-one girano che è una bellezza e, salvo qualche eccezione, la voglia profonda è quella di starsene tranquilli fino all’ora x. Quindi? Nulla di nuovo sotto il sole! Le situazioni di rottura avvengono per vendita sotto banco da parte di qualche commesso un po’ troppo generoso con l’amico di turno e sicuro che alla fine nulla succederà. Qualche caso di licenziamento a quanto ho sentito in giro c’è stato ma la moda, come sapere, è dura a morire. Vedere per credere:

L’altra situazione è, invero, un po’ paradossale anche se ha in sè una certa logica. Qualche concorrente fa il furbo? Allora lo seguo a ruota. Fatta la legge trovato l’inganno. Fatta la cazzata, tutti dietro.

Trade indipendente:

poco da dire, oggi come oggi lo fanno praticamente quasi tutti appena ve ne è la possibilità, ergo quando il corriere/distributore decide di farti avere la merce. Ovviamente gli sfigati che ricevono il tutto addirittura un giorno dopo il day-one si attaccano, non hanno problemi di allocazione prodotto quindi dovrebbero solo stare zitti! (cit.)

Dovendo così contrastare quella maledetta malattia chiamata concorrenza sleale, la rottura del day-one è stata una delle prime “soluzioni” cui il settore di riferimento ha fatto proprie. E’ sbagliato, non ci piove, ma fa anche fottutamente pensare.

Anche perchè mentre ci trastulliamo felici con la nostra copia di Fifa 11, una famosa catenza retail inglese lancia l’ennesimo grido d’allarme.

Simon Fox, CEO e managing director di HMV, importante catena inglese specializzata in tutto ciò che è entertainment (film, libri, videogiochi, ecc.), teme che in Inghilterra i rivenditori specializzati possano scomprarire se le catene della GD (Tesco, Asda) non smettono di vendere i titoli più importanti sottocosto. Lo scorso anno top title quali Fifa e Call of Duty sono usciti in GD a prezzi ben al di sotto del prezzo consigliato di 40 sterline. Secondo Fox la politica di vendere sottocosto rischia di danneggiare l’intera industria e soprattutto i retailer della “High Street” (gli specializzati dei centri metropolitani), concentrando un potere d’acquisto troppo elevato nelle mani di insegne che non fanno del videogioco un prodotto cardine, usandolo solo per attirare clienti verso l’acquisto di altre categorie merceologiche. Fox ha precisato di comprendere la decisione da parte dei publisher di vendere alla GD grandi quantità di prodotto ma ha sottolineato come la politica del sottocosto rischi di creare una situazione in cui, tra qualche anno, i publisher avranno solo due alternative come sbocco distributivo: direct to consumer (via download digitale) oppure attraverso i supermercati.

Fonte: HMV contro la GD in UK

Update:

Blockbuster ha reso noto ufficialmente, tramite un comunicato stampa, di aver anticipato a oggi il dayone di Fifa 11, inizialmente previsto per l’1 ottobre. In realtà però la “febbre del calcio” ha reso piuttosto movimentato il lancio del simulatore targato EA, di cui, certe insegne della Gdo, avevano già scontrinato (secondo voci del trade) alcuni pezzi addirittura tra sabato e lunedì scorso. Il publisher è tempestivamente intervenuto per bloccarne la distribuzione, ma pare proprio che da oggi Fifa 11 sia disponibile, oltre che da Blockbuster, anche in tutti gli altri punti vendita a cui il titolo è stato consegnato.

Fonte: Fifa 11 disponibile da oggi

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Bundle Mio Morte Tua

22 09 2010

Ecco uno dei tanti esempi su cosa può succedere quando viene data l’esclusiva di un prodotto a singole insenge. Gente che corre ai ripari, bundle improvvisati, pseudo limited edition fatte in casa, offerte ingannevoli, errori grossolani, scuse di rito, prezzi tarocchi, sottoscosti con il trita carne ecc… ecc…

Passa tutto e si ricomincia con la prossima edizione. Panta Bundle Rei.

http://community.videogame.it/forum/t/360181/





Vi Salveremo Tutti!

20 09 2010

E’ questo, in linea di massima, lo slogan che piano piano si sta facendo largo tra i vari programmi di affiliazione destinati al settore trade. Un’ancora di salvezza per gli agonizzanti negozi indipendenti ormai impossibilitati a competere realmente con il mercato della grande distribuzione.

Ce ne sono ormai a milioni, alcuni occulti altri meno, tra 007 point (nome imbarazzante) made in Gamesbond ed Opengames di Promovideo direi che l’offerta è più che completa. Tra tutti probabilmente quest’ultimo è quello che offre le maggiori garanzie e visibilità ma, allo stesso tempo, soffre anche della sindrome praticamente diffusa ovunque del “cambio nome ma faccio come gamestop”.

Offerte così identiche da farmi chiedere una semplice cosa, per quale motivo dovrei andare ad acquistare un videogioco da un’insegna rispetto ad un altra? Quando a prescindere dal nome il risultato e sempre lo stesso, mi conviene semplicemente scegliere il negozio più vicino?

Così oltre all’ormai inflazionata offerta del ritiro di due giochi usati per l’acquisto di un titolo nuovo (anche se qualcosa dall’altra parte del fiume nel frattempo è cambiata), si è affacciato prepotentemente anche quel cancro ormai troppo diffuso delle offerte esclusive. Certo nel caso di Opengames non si parla certo di limited edition ma ho come l’impressione che il sogno bagnato sia proprio quello. Per ora bastano solo qualche gadget, magliette o portachiavi come nel caso di GT5 e Fifa. Nulla di cui preoccuparsi particolarmente anche se fa un po’ specie vedere come al giorno d’oggi la disuniformità di offerta sia così diffusa da diventare un cavallo di battaglia commercialmente imprescindibile.

Ed è così che inseguendosi forsennatamente si corre il rischio di perdere per strada qualche informazione di una certa importanza, come il fatto che una delle corti d’appello americane ha bloccato la rivendita di prodotti usati della Autodesk, da parte di un privato, in quanto nel contratto di utilizzo è presente la dicitura “questo software ti è stato dato in licenza e non venduto”. Una dicitira già presente in modo massiccio un po’ ovunque è ripresa più volte, in campo videoludico, dalla stessa Electronic Arts.

Brutta storia, lo ammetto, perchè da una parte come acquirente vedo lo spettro di un mercato senza possibilità di compravendita e dall’altro il crollo di tutte quelle realtà che fanno dell’usato la propria ancora di salvataggio economica.

Protrebbe essere un nuovo inizio, o la fine di tutto.

Ovviamente, uomo avvisato, mezzo salvato.





Mario Kart Love Song (Canzone Del Giorno)

15 09 2010

Splendida cover….





Buon Compleanno Leggenda

14 09 2010

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L’Eccezione Che Conferma La Regola

13 09 2010

In un mondo fatto di sotto costi giornalieri e premi di fine anno come se piovesse ho avuto la fortuna in passato di imbattermi in una realtà commerciale della grande distribuzione decisamente fuori dalla norma, la Fnac.

Il buyer della suddetta catena è sempre stato molto disponibile, oltre al fatto di lavorare probabilmente nell’open space più bello che abbia mai visto, un angolo che sputava “nerdaggine” da ogni gadget e che sicuramente rappresenterebbe il meglio che ogni videogiocatore collezionista che si rispetti vorrebbe avere.

Durante uno dei vari incontri avuti mi ha lasciato particolarmente colpito un’osservazione su quelli che sarebbero dovuti essere i prezzi al pubblico medi applicando una percentuale di ricarico umana e non la classica “5€ in meno…no facciamo 10€ che ho media world di fianco a rompermi le palle”. Purtroppo il più delle volte questa politica risultava essere controproducente sia per il prezzo finale che risultava spesso fuori mercato (peccato si parli di una normalità regolata da un continuo gioco al ribasso) sia per i costi di base eccessivamente alti che gli stessi distributori andavano a proporre.

Fu soprattutto quest’ultimo punto a lasciarmi senza parole, dove addirittura una realtà che potenzialmente dispone di un potere d’acquisto maggiore rispetto ad un classico negozio trade e quindi in grado di “tirare maggiormente il prezzo”, si vede costretta ad un adattamento al ribasso per evitare di ritrovarsi nella situazione sopra descritta. Se non ricordo male il gioco in questione era Street Fighter IV che non a caso è stato anche uno dei titoli che ha subito i maggiori effetti dell’importazione parallela e dove spesso il costo da sostenere, inclusa la spedizione estera, era di 10/15€ più basso rispetto a quello del distributore ufficiale (una guida di multiplayer.it in omaggio a chi indovina di chi si tratta).

Forse non è un caso che alla fine della fiera anche Fnac sia caduta in tentazione ed abbia, ormai da qualche mese, intrapreso l’oscura strada del ritiro prodotti usati per l’acquisto del nuovo. Una strada che inevitabilmente sta portando anche alla vendita di videogiochi di seconda mano a prezzi eccessivamente alti.

Una conseguenza che conferma per l’ennesima volta concetti ormai ripetuti quasi alla noia e che, come al solito, rimangono inascoltati. Una situazione di accerchiamento in cui la lotta al prezzo selvaggio ha portato solo piccoli vantaggi al cliente finale (i veri affari si fanno altrove) mentre ha generato una faida tra segmento trade e gd con conseguenze devastanti.

Proprio come insegnano quei grandissi figli di……….media world qua sotto:

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Unieuro Colpisce Ancora (Vol.4)

9 09 2010

Per non dimenticare che il ridicolo (da oggi chiamato Unieuro) non conosce MAI limiti…..

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