Tristezza

27 10 2010

Peccato, veramente, veramente peccato. Pensavo fossero un po’ più onesti di altri, purtroppo mi sbagliavo.

 





Quattro Salti In Padella

27 10 2010

Da quando ho decido di “aprire” questo blog ho ricevuto spesso richieste di consigli su come avviare un negozio di videogiochi e quali aspetti sarebbe importante conoscere ed analizzare durante la fase di start-up.

Ho pensato quindi potesse essere utile mette giù un paio di righe su quelle cose che, personalmente, terrei sempre a mente quando tra una partita di Fifa ed una sessione di Call of Duty venisse in mente a qualcuno di buttarsi nel magico mondo dei videogiochi.

Ovviamente per molti di voi queste saranno cose già sentire e non aggiungeranno molto alla vostre conoscenze di base, ma spero di fare cosa gradita a chi magari si sente ancora poco preparato sull’argomento.

Esistono ovviamente diversi fattori da analizzare, direi quindi che possiamo cominciare.

Location

Il primo passo è ovviamente quello di analisi del territorio e definizione della location del negozio. Zone ad alto passaggio sono quelle più consigliate perchè in grado di generare movimento (non vendite, attenzione) ed interesse a prescindere dalla reale intenzione di acquisto da parte del cliente. Esistono anche delle alternative che spesso si possono rivelare molto valide e meno costose (aprire in centro città è questione per pochi) come ad esempio zone di periferia ad alto sviluppo o soggette a progetti comunali specifici di riqualificazione. In questo caso sarà sicuremente possibile ottenere sgravi fiscali e vantaggi vari per spingere l’imprenditoria (soprattutto giovanile) a svilupparsi maggiormente in quella zona. L’altro aspetto fondamentale da non dimenticare è l’analisi della concorrenza e la distanza effettiva tra il vostro ipotetico punto vendita e quello di altre insegne. Centri commerciali, punti vendita gamestop & soci, trade indipendente. Nulla deve essere lasciato al caso. Certo, personalmente per quelle che sono le mie idee imprenditoriali e di sviluppo (basate sulla differenziazione più che sul mass market) il progetto ideale sarebbe quello di aprire esattamente di fronte ad uno dei nostri concorrenti, che è in fondo un po’ quello che gli amici di gamestop hanno fatto appena sbarcati in Italia. Rischioso, lo ammetto, ma potenzialmente vincente.

Immagine azienda

Non sempre viene dato il giusto valore a questo aspetto tanto che a volte alcuni business plan che ho revisionato ultimamente lo escludevano a priori. Un punto vendita visivamente accattivante ed ordinato può spesso fare la differenza rispetto a molti ammassi e buchi improvvisati che mi è capitato di vedere in questi anni. Non siamo ad Akihabara nè si può sperare di ricreare quel tipo di ambiente con successo (spunti ovviamente se ne possono prendere), qui l’importante è dare al cliente l’impressione di trovarsi in un posto ben gestito, sempre rifornito, ordinato, competente ed in grado di stimolare l’interesse visivo. Se riuscirete a convincerlo che vale la pena cercare qualcosa senza confonderlo od opprimerlo, vedrete che il successo di vendita migliorerà sicuramente. Precisazione: non sto dicendo di tenere il negozio vuoto, anzi più prodotti ci sono meglio è, ma semplicemente fatelo con giudizio, creare delle zone specifiche e a tema, fate sì che la persona interessata sappia dove dirigersi la prossima volta che verrà a trovarvi.

Fidelizzazione

Il cliente videoludico rappresenta a volte il peggio che uno si possa aspettare, si innamora e disinnamore del tuo negozio nel giro di quattro secondi. Come disse tempo fa un mio ex collega, i clienti sono le peggiori puttane sul mercato. Aveva ragione. La fidelizzazione del cliente è un insieme di passaggi, sudate, rischi, favori, incavolature e pazienza assortita che, se ben gestiti, possono veramente portare una persona a dimenticare quasi totalmente il costo di un prodotto. Siate sempre comunicativi, cordiali, parlate e date informazioni senza aver paura di sentirsi rubare del tempo. Il videogiocatore è paziente, può anche riempirvi il locale per ore e, nonostante quello che molti pensano, può essere un’arma vicente sulla psiche delle altre persone. Vedere un negozio pieno dà alla gente un senso di fiducia nell’ambiente quasi naturale, tanto che non è raro vedere realtà commerciali anche famose puntare sul fake customer, una tecnica che prevede la presenza di persone che si fingono clienti per attirarne di veri. Sistema che personalmente odio ma che esiste a tutti gli effetti. Se possibile cercate inoltre di soddisfare le richieste che vi vengono fatte, anche quelle che vi possono sembrare quasi impossibili, senza però mai dare la certezza di realizzarle. Lasciatevi una via d’uscita concreta e valida, rischiare di deludere il cliente per orgoglio o poca onestà richierebbe di generare un passa parola dal potenziale devastante.

Fornitori

Questo è una mia piccola fissazione ma credo che al giorno d’oggi sarebbe assurdo focalizzarsi immediatamente su di un unico fornitore. E’ comodo certo ma spesso nasconde pericoli che il  mercato videoludico, soprattutto quello trade indipendente, non si può più prendere. Non scartare il discorso import parallelo anche se qualche giornalista amico dei publisher/distributori vi potrà dire il contrario, ora come ora avere un partner da quelle parti potrebbe darvi una grossa mano. Che sia chiara una cosa, non aspettatevi certo di avere particolari garanzie da parte dei publisher/distributori  nostrani, quello che vi proporranno spesso non vi farà poi granchè contenti tra sconti ridicoli e….poco altro. Un’alternativa effettiva a questa gente può esserci ma ne parlerò in un punto più avanti.

Prodotti

Altro mio pallino, differenziatevi, sempre! E non mi fate incazzare! Dovete mettervi in testa che riuscirete a vivere dignitosamente non creando una copia di un negozio gamerush/gamestop/o qualsiasi altro concorrente vi venga in mente, ma dando un’identità unica al vostro negozio. Voi dovete essere unici, partendo dalla proposta commerciale, fatta sì di videogiochi ma anche di tutto quel merchandising che ruota attorndo ad un settore che seppur in calo ha ancora molte frecce al proprio arco. Saper cercare, visitando fiere, eventi, mostre o qualsiasi altra cosa possa darvi un’idea, deve essere il vostro chiodo fisso. Gadget, abbigliamento, editoria, accessori, cercate sempre di avere qualcosa in più prima degli altri. Magari vi durerà poco, forse dopo un paio di mesi vedrete il vostro prodotto spacciato per esclusiva di qualche insegna a caso ma non demordete, voi avete le idee prima di tutto e questo, volente o nolente, fa sempre la differenza.

Franchising

Alternativa che non mi è molto simpatica ma che può dare, a chi non si sente particolarmente pronto e ferrato in materia, una base da cui partire sentendosi le spalle coperte. Esistono diversi programmi (diciamo pure troppi), alcuni delle vere e proprie porcate atte semplicemente a raggruppare il maggior numero di referenze sotto un unico distributore, altre che invece hanno una struttura base e dei vantaggi di affiliazione abbastanza buoni. Stock rotation, gestione dell’usato, maketing in store e altre belle cose che non fanno mai male. A voi la scelta.

Queste sono solo due righe di base, ovviamente il discorso è talmente ampio che mi ci vorrebbe un business plan apposito (lo volete? Ve lo faccio pagare, carissimo!) ma per qualsiasi domanda o dubbio, sono a disposizione, oggi mi sento fottutamente gentile.

Cordiali saluti!





Se Lo Dite Voi

23 10 2010

Ammetto che l’argomento mi è un po’ oscuro e non completamente familiare, quindi potrei dire anche un sacco di cazzate ma non mi dispiacerebbe avere qualche dritta in più o semplici chiarimenti sulla questione. Mi riferisco al fatto che ultimamente diverse agenzie di “rappresentanza” abbiamo deciso di includere tra i propri servi anche la distribuzione ufficiale di marchi esterni andando a creare, secondo me, un piccolo paradosso soprattutto in virtù della tipologia di prodotto scelta.

Una realtà che conosco molto bene è quella della Absolute Joy con cui abbiamo collaborato per qualche tempo anche se con risultati alterni. In questo caso non voglio certo mettere in dubbio la loro professionalità ma semplicemente capire come sia possibile garantire uniformità di servizio quando la stessa agenzia, oltre ai vari partners, ha anche due o tre esclusive che vanno a cozzare un po’ con i prodotti delle stesse aziende rappresentate.

“….società di rappresentanza che si occupa, tra gli altri business, della distribuzione esclusiva del marchio di accessori britannico IGS (Impact Global Solution) e dei prodotti del publisher Jowood, che prevede a breve il lancio dell’action Rpg Gothic 4.”

29 Maggio 2010

“Absolute Joy, azienda di rappresentanza specializzata nel settore videoludico, distribuirà la linea di accessori per console e Pc del produttore americano PDP (Performance Designed Products). Tra le novità di maggior rilievo presenti nella line up PDP segnaliamo l’2X Move Charger licenziato Energizer: un dock che consente di caricare contemporaneamente il controller Move e il Navigator per PlayStation 3.”

30 Settembre 2010

O le notizie sono state riportate male o qualcosa mi sfugge.

Soprattutto in quest’ultimo caso, dove il core product è rappresentato da accessori e cioè una delle categorie merceologiche videoludiche più inflazionate in questi ultimi tempi, la domanda sporge spontanea: “ma chi garantisce che invece di vendere il mio prodotto tu non decida di spingere maggiormente quello di tua distribuzione?” – Soprattutto in virtù del fatto che dubito fortemente che la percentuale di provvigioni date da un’azienda rappresentata sia la stessa di una in distribuzione ufficiale.

L’unica alternativa che può venirmi in mente è quella di provare a vendere prodotti simili seppur con marchi differenti allo stesso buyer (cosa che in realtà ad essere onesto capita regolarmente). Certo fossi in lui avrei molti dubbi e difficilmente procederei ma come sapete le vie degli agenti e del business videoludico sono veramente infinite!





No More Turns (Video Del Giorno)

16 10 2010

L’ho sempre detto io, i videogiochi fanno male!!!!





Fable 3 (Video Del Giorno)

14 10 2010

It’s a Revolution!








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