Maledetta Esperienza

17 06 2010

Circa un anno fa decisi di regalare ad un amico l’abbonamento alla rivista Game Pro. La storia di come sia finita la favola e del perchè la conoscono ormai anche i sassi, così per correre ai ripari Sprea Editori decise, giustamente, di rimborsare parte dell’abbonamento già pagato sostituendo i numeri rimanenti con quelli di un’altra rivista a scelta.

Indeciso fino alla fine tra “Professione Camionista” e “The Games Machine (TGM)” ho optato per quest’ultima essendo una rivista storica a cui mi sento molto legato. La seguo da tempi immemori ed è stata una compagna fedele nella mia maturazione come appassionato di videogiochi.

Una passione che coltivo da più di vent’anni e che mi ha permesso di vivere costantemente lo sviluppo di questo nuovo medium arricchendo così un bagaglio culturare che reputo di sicuro molto ampio.

Con il tempo mi sono così ritrovato a veder cambiare/sviluppare le mie preferenze, sia in ambito videoludico (ho iniziato con il commodore 16 e mi ritrovo ora circondato da console di ogni tipo) che editoriale. Diciamo pure che con il passare degli anni, dopo averne viste di tutte, si tenda a diventare sempre più esigenti e, allo stesso tempo, molto meno “impressionabili”. Aggiungiamo il fatto che nel frattempo ne ho fatto anche un lavoro ed ecco che il simpatico quadretto viene facilmente incorniciato.

Riprendendo la rivista dopo tanto tempo (proprio per il mio interesse sempre più legato al mondo console rispetto a quello pc), ho notato come la lettura di questa fosse spesso molto veloce, non vedevo particolari spunti di interesse, i dossier mi sembrano ben scritti ma già sentiti e letti mille volte, così come gli editoriali o contro editoriali.

Avevo continuamente la forte sensazione di avere tra le mani una rivista già letta.

Per un attimo mi è sembrato di vedere una mezza luce in fondo al tunnel quando per un paio di numeri si è cercato di analizzare (male) il business che agita costantemente il nostro hobby preferito, purtroppo è durato poco ed il perchè ovviamente lo posso solo ipotizzare (nessun all’interno della redazione sa in realtà come funziona realmente il “dietro le quinte”).

Ovviamente non è una questione di redazione che, nonostante non sia più quella di una volta, rimane comunque molto valida, nè della rivista in sè che può contare su di una struttura ormai consolidata e che a quanto pare resiste grazie allo zoccolo duro di fedeli lettori o a quello occasionale grazie al gioco allegato. E’ una questione personale in cui dopo tanti anni spesi tra videogiochi, riviste, internet e lavoro si ha la continua sensazione di aver già visto e sentito tutto con l’esigenza, comunque legittima, di accrescere la propria cultura videoludica attraverso qualcosa di nuovo.

Riviste “alternative” come Edge o Videogiochi risultano forse più adatte a quello ora sono diventato, ma allo stesso tempo mi danno la sensazione che, sotto certi punti di vista, alcuni aspetti di questo settore siano gli stessi di vent’anni fa e che nulla sia cambiato veramente da allora.

Pirateria, durata dei videogiochi, prezzi, spedizioni, corrispondenza, la pubblicità di Bit World, problematiche legate al business di settore, l’editoria stessa….tutto uguale.

Vedremo cosa ci riserverà il futuro, nel frattempo torno a leggere Consolemania.





Stammi Alla Larga

10 06 2010

Da ormai diversi mesi sto portando avanti un progetto imprenditoriale, insieme ad altri soci, con l’intento preciso di sviluppare un’idea di settore completamente nuova.

Per far ciò, come ovvio, è necessaria una pianificazione accurata di tutto quello che andrà a comporre questo progetto, investimenti pubblicitari inclusi. Il tutto si traduce quindi in un documento chiamato Business Plan che necessita di essere approvato affinchè ognuno di questi investimenti sia giustificato ben prima che il progetto prenda effettivamente vita.

In parole povere ho dovuto “recuperare” il maggior numero di dati possibili sui costi che andremo a sostenere per promuovere questa attività, sia a livello di immagine che pubblicitario (cartaceo ed online).

Ho deciso dare il via alla mia maratona concentrandomi sull’editoria cartacea, sia questa di settore che non, ottenendo senza grossi problemi tutte le informazioni necessarie. Timeline, spazio, costi, durata della campagna.

Il passo successivo è stato quello di contattare tutte le realtà online di settore da me più conosciute. I risultati in questo caso sono stati decisamente più deludenti, precisando subito che l’unica nota positiva è arrivata da nextgame.it, portale videoludico edito da Edizioni Master. In questo caso mi è stata formulata una proposta completa, seria e professionale.

Discorso completamente diverso invece per quanto riguarda le altre realtà che avventatamente ho azzardato a contattare, eccole in rigoroso ordine alfabetico:

  • everyeye.it
  • italiatopgames.it
  • multiplayer.it
  • spaziogames.it

In questo caso i risultati sono stati due, silenzio totale o gara a chi ce l’ha più lungo (multiplayer.it) con l’immancabile sfoggio di numeri da capogiro che hanno portato all’unica soluzione possibile, il vuoto cosmico! Nonostante i successivi chiarimenti si è infatti caduti, anche in questo caso, in un simpatico nulla di fatto (traduzione: nessuna proposta/quotazione).

Sicuramente ci sono logiche editoriali che mi sfuggono, come il non voler vendere eventuali spazi pubblicitari a qualcuno per paura di diffondere dati sensibili (quali ancora non l’ho capito), certo è che a volte la sensazione che realtà di questo tipo, partite per passione e diventate qualcosa di più grosso con il passare del tempo, continuino a poggiare su organici e persone inadeguate per il ruolo richiesto è decisamente alta (che presuntuoso che sono!).

Mi starò probabilmente sbagliando, ma qualche esperienza diretta vissuta negli ultimi anni, mi fa pensare il contrario.





E’ Stato Bello Finchè è Durato

3 03 2010

Come sicuramente molti di voi sapranno, era di un paio di mesi fa la notizia che la famosa rivista The Games Machine a partire dal mese di Gennaio avrebbe smesso di allegare videogiochi. L’editoriale firmato in prima pagina che ne spiegava le ragioni si è scoperto essere un’imposizione da parte dell’editore nei confronti di una redazione a quando pare contraria all’idea.

Probabilmente sono stato uno dei pochissimi a ritenere tale progetto sì rischioso ma anche molto interessante e coraggioso. Un ritorno alle origini che oggi, ovviamente, viene nuovamente stracciato per tornare alle vecchie maniere. Da marzo infatti TGM allegherà nuovamente videogiochi alla rivista e si continuerà come se nulla fosse successo.

Lo so, commercialmente parlando questa scelta non fa una piega, ma come già dissi in passato invece che continuare a sviluppare una rivista, portando nuove idee ed approfondimenti di settore sui wc (luogo sacro per la lettura) di migliaia di videogiocatori, si punta nuovamente sulla vendita diretta di un prodotto che, purtroppo, non è la rivista stessa. Inutile nascondorsi, l’utenza media sceglierà una rivista rispetto all’altra in base al tipo di allegato/i che questa conterrà.

Certo, stiamo pur sempre parlando di Sprea, la casa editrice de “Il mio gatto”, “Professione camionista”, “Il mio giardino” e chi ne ha più ne metta, ma un briciolo di coerenza nelle persone a volte non farebbe male.

Io preferisco ricordarla così








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