Game Old Republic

13 05 2011

Di recente, durante una bella chiaccherata con un concorrente, mi è stata fatta una critica diretta su come sia incoerente con alcune mie affermazioni relative ai vari sotto costo, sotto prezzo, sotto bicchiere, mazzi e ammazzi. Il succo della discussione era semplicemente questo: “parli tanto ma alla fine i tuoi due giochi te li prendi sempre da Gamestop”.

Ammetto che, a prima vista, questo potrebbe sembrare un chiaro paradosso ma credo sia opportuno chiarire come il mondo “acquirente” sia decisamente diverso da quello “venditore”. Facendo parte, inevitabilmente, di entrambi i gruppi non posso non ammettere come alcune promozioni proposte da insegne gd siano decisamente allettanti e, onestamente, sarei uno sciocco, da acquirente, ad ignorarle.

Allo stesso tempo, è chiaro come il sole che, per chi fa business nel mondo videoludico, queste offerte siano in realtà frutto di politiche commerciali ambigue, a volte scorrette, altre volte impraticabili da chiunque altro non si chiami Gamesztop, Zio Pino, Carrefugghia o Coop-online.

Per questo, con amore, posso rispondere al mio amico concorrente: “cornuto sì, mazziato no”.

Un altro aspetto che ultimamente mi ha fatto particolarmente riflettere, mi è balzato in testa sfogliando la rivista Game Republic. Tra le varie pubblicità presenti non ho potuto non notare quella di Bit World. Detto che anche su Game il famoso negozio di Monza era l’unico che ancora sentiva il desiderio di investire in adv di questo tipo e che il design simil powerpoint utilizzato mi abbia fatto scendere più di una lacrima sul viso, mi sembra effettivamente evidente come il settore trade indipendente, giorno dopo giorno, dia segni preoccupanti di immobilismo.

Leggevo, sempre sulla stessa rivista, un articolo di Eugenio Antropoli che, questa volta, mi trova decisamente d’accordo. Un ragionamento che mi ha portato quindi a chiedere che cosa stia facendo realmente l’indipendente in vista di tutti i cambiamenti che sempre più prepotentemente si stanno affacciando all’orizzonte.

Scartata la banalità del franchising (ci è cascato pure BigFun) e la meno banale scelta di chiudere negozi per dedicarsi alla sola vendita on-line, ricordo solo la lodevole iniziativa di Dominio con il suo Dominio Drome. Ho chiesto un po’ in giro qualche opinione al riguardo ma ho ricevuto solo dei “vedremo”, “che te posso dì”, “non ci penso”.

Spero che qualcuno si dia una svegliata o che mi faccia un fischio per mostrare qualche concreto segno di vita, non mi fate sentire solo!

Prima di lasciarvi alla visione di gara 5 tra Bulls e Hawks, un paio di chicche fotografiche che ci mostrano chiaramente come la politica, a differenza di quello che si dice in giro, ci tenga veramente al nostro settore.


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