Il Ritorno Dei Morti Viventi

7 05 2010

Come ampiamente preventivato (giusto una paio di giorni dopo la chiusura di Game Pro, se vi siete persi qualcosa potete informarvi qui: Game Pro una storia vera), da questo mese, Game Republic ritroverà tra le sue pagine un collaboratore di vecchia data che iniziò la sua carriera proprio su questa rivista. Stiamo parlando di Marco Accordi Richards, anche conosciuto come Metalmark, che dopo una lettera pubblicata qualche mese fa in cui si congratulava con un suo vecchio pupillo per l’inarrestabile ascesa, si è ovviamente portato dietro qualche vecchio amico di merende. Compro Game Republic di tanto in tanto (mai regolarmente), l’ho fatto in passato e ho continuato a farlo ancora oggi, diciamo che tra le sue 114 pagine c’erano sempre quei tre o quattro articoli/dossier che tanto mi piacciono e che, in parte, mi ricordano riviste come Videogiochi prima e Game Pro stessa dopo.

Sfogliandola oltre a notare che molte delle sezioni delle riviste di cui sopra sono state riprese pari pari, inclusa un po’ di sana propaganda su Aiomi e soci (era ovvio), non ho potuto fare a meno di leggere l’articolo di uno dei “columnist” (altra parte della rivista “copia”) già utilizzati in passato e cioè Eugenio Antropoli attualmente sales manager presso Promovideo s.r.l. l’azienda ideatrice del grandioso progetto Opengames.

Nell’articolo in questione viene analizzata con entusiamo la figura del personal gamer, ideata dall’agenzia di marketing e comunicazione Eventi Samarcanda per conto di Gamestop. La figura in questione ha lo straordinario compito di fungere da intermediario tra il cliente e il mondo dell’intrattenimento videoludico, dando così l’opportunità a chiunque necessiti di informazioni e chiarimenti specifici di vedere le proprie richieste esaudite. Oltre a questo aspetto cruciale, tra i vari compiti, vi è anche quello di organizzare tornei ed eventi così da coinvolgere il più possibile appassionati e non.

Ora, vi prego, tenetevi forte, anzi fortissimo, perchè la figura sopra descritta, straordinaria innovazione da parte di un’azienda che fa del ricambio di organico a basso costo uno dei suoi punti di forza, in passato è sempre esistita, è stata usata da molti street store storici e continua ad esserlo ancora oggi, quel povero disgraziato di turno, si chiama commesso. Eh già perchè da sempre, la figura professionale del commesso di videogiochi, ha fatto tutto quello sopra descritto ed anche di più, con professionalità, successo, passione e, soprattutto, capacità.

Mi sorprende che una persona così preparata come Eugenio Antropoli, con cui in passato ho anche brevemente collaborato, non si renda conto del paradosso celato dietro questa idea e che, citando spudoratamente il nome della catena americana, non abbia neanche messo in dubbio il fatto che questa figura, a cui è stato dato un nome altisonante per renderla più figa, è sempre esistita dalla notte dei tempi, negozio di videogiochi o salumeria che sia.

Sono i commessi/store manager di gamestop così poco preparati da aver bisogno di un personal gamer che li supporti? Non sarà che il continuo cambiamento di organico stia semplicemente abbassando il livello di preparazione di queste persone?

Qualche tempo fa vi ho parlato di un progetto, il Dominiodrome, che meriterebbe pagine intere di commenti ed approfondimenti, essendo qualcosa che va veramente nella direzione del videogiocatore, in tutti gli aspetti che lo rappresentano. Mi riesce veramente difficile capire perchè la “stampa specializzata” continui a dimostrarsi invece molto impreparata ed ignorante in materia, arrivando addirittura ad elogiare idee spacciate per innovative ed ignorando quanto di buono altre realtà più preparate e storiche stanno facendo.

C’è chi organizza tornei ed eventi in sale come il Dominiodrome e chi, come gamestop con i suoi magnifici personal gamer, lo fa in questo modo:

Come dire, uno street store in tutti i sensi!


Azioni

Information

8 responses

9 05 2010
eugenio

Ciao, sono Eugenio. Mi dici chi sei? Non riesco a risalire dal tuo blog.
Il pezzo è dedicato al business, quindi ad una riorganizzazione dello stesso, a quello mi riferivo, nel senso che parlando di “dove vengono venduti i videogiochi”, loro sono obiettivamente i primi a guardare avanti in questo senso.
Cosa centra il commesso? E poi, cosa ci posso fare io se le cose sono state organizzate inizialmente come nelle foto sopra?
E’ comunque una forma embrionale del cambio di rotta che prima o poi dovrà per forza di cose avvenire, ovvero una caterva di negozi singoli o della stessa catena che chiuderanno con tanto di licenziamenti di massa. E’ quello che succederà, punto. Il digital delivery incombe, e si prova a cambiare terreno di gioco. E poi scusa, ma cosa centra che hanno stipendi bassi e contratti a breve termine? E’ la loro politica, non posso certo dargli contro, visto e considerato che dal punto di vista del fatturato evidentemente le cose vanno (per loro) alla grande.
La saletta del Dominiodrome può essere un’idea da inserire in un eventuale “sala giochi del futuro”, ma non la soluzione definitiva.
Tu puoi dire che meritano pagine e pagine di commenti, ma io parlo di business, e da questo punto di vista loro sono i migliori, i numeri sono dalla loro parte. E lo dico io che lavoro in una società concorrente.
Perchè non mi hai contattato alla mail che trovi sulla rivista? Prima dici che sono competente, poi mi dai dell’incompetente. Non capisco. Se mi conosci sai le materie in cui sono competente, se vuoi un confronto su queste ultime sono qua a disposizione.

9 05 2010
eugenio

Dimenticavo, non capisco se sei ironico o meno quando dici “grandioso progetto Open Games”. Illuminami.

9 05 2010
carjust

Ciao Eugenio, mi chiamo Carlo, abbiamo collaborato brevemente quando lavoravo in You Too Videogames, ora mi occupo di consulenze videoludiche legate ad aspetti quali start-up e follow-up aziendale.
Chiarisco subito che il mio “impreparata” è riferito alla stampa specializzata o pseudo tale, ovviamente confermo questa mia impressione, non mi sembra di averti etichettato come incompetente.
La descrizione del personal gamer è esattamente la stessa che è stata data e viene tutt’ora data alla figura del commesso, la connessione cliente-prodotto è passata sempre, dalla notte dei tempi, attraverso questa persona e l’avergli semplicemente cambiato nome non può essere considerata un’idea al passo con in tempi. L’avere un’organizzazione che richiede un ricambio di personale molto frequente non permette alla figura stessa di evolversi e semplicemente trasformarsi in quello che l’operazione personal gamer si è prefissata di fare. Non vedo un minimo di “idea innovativa” in questo progetto.

Proprio perchè parliamo di business, credi veramente che gli obiettivi raggiunti da gamestop risiedano in queste iniziative? Sappiamo tutti che non è così. E proprio perchè continuiamo a parlare di business, l’idea Dominiodrome (che per inciso non ha nulla a che fare con il sottoscritto, reputo semplicemente l’idea ottima) è finalizzata al raggiungimento di target di fidelizzazione e di vendita precisi, gli stessi che si pone qualsiasi realtà commerciale. Semplicemente, in questo caso specifico, lo fa meglio, molto meglio.

Ultimo appunto su questa tua frase: “E’ comunque una forma embrionale del cambio di rotta che prima o poi dovrà per forza di cose avvenire, ovvero una caterva di negozi singoli o della stessa catena che chiuderanno con tanto di licenziamenti di massa. E’ quello che succederà, punto. Il digital delivery incombe, e si prova a cambiare terreno di gioco”.
Concetto su cui concordo pienamente, ribadisco però che a livello business la figura del personal gamer non può essere la risposta ad un destino inevitabile (seppur sul lungo periodo). A questo punto ha senso fissare un target di 500 negozi sapendo di doverne chiedere molti in futuro proprio come sta facendo ora a Game? E’ questo il tuo concetto di business fatto bene?

Il tuo indirizzo e-mail sulla rivista non l’ho notato, ovviamente in futuro non esiterò a contattarti per discutere nuovamente di altre questioni.

Stammi bene.

p.s. Su Open Games ne riparleremo sicuramente presto (e di cose da dire ce ne sono sicuramente), ora purtroppo non ho tempo.

10 05 2010
eugenio

Letto tutto, non appena ho un secondo di tempo ti rispondo. Lavori sempre in You Too?

Eugenio

10 05 2010
carjust

Non più, da un anno circa. Porto avanti progetti personali oltre a fornire consulenze marketing di settore.
Buon lavoro.

14 06 2010
zzavettoni

Non capisco perché in Italia continui ad andare di moda questa cosa del “ehi, ma prima potevi parlarmene in privato!”. Benvenuti nell’era di internet e dei blog e blabla amici.

17 06 2010
carjust

a prescindere dal discorso che si è generato dalla discussione, credo che frasi così andranno a collocarsi nella categoria ormai famosa del: “ciao, come stai?” – “bene, e tu?”

14 03 2012
efwef

ma andate tutti a fanculo

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger cliccano Mi Piace per questo: